Parata moto

 Sono online le prime foto della passeggiata di moto d’epoca e… organizzata dal “Club Socio Culturale Automania e… IL CENACOLO”, svoltasi il 14-04-2009 per le strade cittadine di San Tammaro. Un grande ringraziamento a tutti i partecipanti, all’Amministrazione Comunale, alla polizia municipale, al comitato festeggiamenti,  e a tutti coloro che hanno fatto sì che questa prima manifestazione si sia svolta nella piena regolarità.

A presto tutta la manifestazione online.

Parata di moto d’epoca e….

In occasione dei solenni festeggiamenti in onore di Maria SS. della Libera il club “Cenacolo” organizza per martedì 14 aprile 2009:

“Parata di  moto d’epoca e…”

I veicoli percorreranno le seguenti strade di San Tammaro:

D.Bovienzo, C. Scondito, G. Puccini, G. Doni­zetti, D. Cimarosa, C. Scondito, Centuriazione Romana, Nazionale, Circumvallazione, Fanciul­lo, Viale Ferdinando di Borbone, Primo Levi, dei Letterati, G. Deledda, Viale dei Borboni, Via E. De Nicola, XXIV Maggio, P. Nenni, Viale dei Borboni, A. Moro, XXIV Maggio, Rimembranza, Repubblica, G. Gronchi, XXIV Maggio, L. Einaudi, Repubblica, Viale dei Borboni, G. Iodice, D. Capitelli.

Solenni festeggiamenti

Ricorrono come ogni anno in San Tammaro nei giorni 12 – 13 – 14 c.a.

I SOLENNI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI MARIA SS. DELLA LIBERA.

di seguito il programma dettagliato dei festeggiamenti.

Programma

Giovedì Santo 9 aprile

 

ore 19.00 – S. Messa nella Cena del Signore.

ore 20.30-24.00 –Adorazione di Gesù Cristo vivo e realmen‑

te presente nel Sacramento dell’Eucaristia

presso l’Altare della Reposizione.

 

Venerdì Santo 10 aprile

 

ore 18.00 – Celebrazione della Passione del Signore.

ore 19.30 – Processione di Gesù Cristo Morto e della Vergine Addolorata. Le strade  del paese saranno illuminate a cura del­la ditta Diglio Claudio da Portico di Caserta.

 

Sabato Santo 11 aprile

 

ore 22.00 – Veglia Pasquale nella notte santa.

Le venerate immagini della Madonna della Libe­ra e di S. Tammaro saranno esposte al culto dei fedeli su artistici troni addobbati dalla ditta D’Errico Gennaro da Grumo Nevano.

 

Domenica di Pasqua 12 aprile RISURREZIONE DEL SIGNORE

 

ore 08.30 – Suono festivo delle campane e sparo di fuochi artificiali.

ore 09.30 – S. Messa.

ore 10.30 – Apertura dei festeggiamenti. Commemorazione dei Caduti e dei Fedeli Defunti.

ore 11.30 – S. Messa.

ore 19.30 – S. Messa.

ore 20.00 – Incrocio: Via Repubblica – Via G. lodice – C.so D.co Capitelli, a cura della locale Associazione A. De Curtis: Spettacolo Medley della canzone Ita­liana – del “GRUPPO MUSICALE A. DE CURTIS”

 

Lunedì in Albis 13 aprile

 

SOLENNITA’ DI MARIA SS. DELLA LIBERA

ore 08.30 – Suono festivo delle campane e sparo di fuochi artificiali.

ore 09.00 – Giro per le vie cittadine dei complessi bandistici Città di Curti e Città Gioia del Colle

ore 09.30 – S. Messa.

ore 10,30 – Animazione itinerante del Clown Chirichichi.

ore 11.00 – S. Messa in musica con l’orchestra dell’Accademia Musicale  “V. Vitale” diretta dal Maestro Sabatino Cante.

ore 17.30 – Solenne processione di Maria SS. Della Libera e S.Tammaro, cui parteciperanno le Autorità eccle­siastiche e civili, gli accollatori, le Associazio­ni e il Popolo di Dio.

 

Prima e dopo la processione, accompagnata dai complessi bandistici Città di Curti e Città Gio­ia del Colle, vi sarà il tradizionale volo dell’an­gelo curato dalla ditta D’Errico Gennaro da Gru­mo Nevano.

 

La processione percorrerà le seguenti vie: D.Bovienzo, C. Scondito, G. Puccini, G. Doni­zetti, D. Cimarosa, C. Scondito, Centuriazione Romana, Nazionale, Circumvallazione, Fanciul­lo, Viale Ferdinando di Borbone, Primo Levi, dei Letterati, G. Deledda, Viale dei Borboni, Via E. De Nicola, XXIV Maggio, P. Nenni, Viale dei Borboni, A. Moro, XXIV Maggio, Rimembranza, Repubblica, G. Gronchi, XXIV Maggio, L. Einaudi, Repubblica, Viale dei Borboni, G. Iodice, D. Capitelli.

 

ore 20.30 – S. Messa.

ore 20,30 – In Piazza IV Novembre: Concerto Bandistico “CITTÀ DI CURTI”.

ore 21.30 – In Piazza Madonna della Libera: Gran Concer­to Bandistico “CITTÀ GIOIA DEL COL­LE”.

 

Martedì in Albis 14 aprile

 

ore 08.30 – Suono festivo delle campane e sparo di fuochi artificiali.

ore 10,30 – a cura del locale “Club Socio Culturale – Automotomania e… IL CENACOLO”:  “PASSEGGIATA DI MOTO D’EPOCA E …”

ore 11.00 – S. Messa in canto

ore 16.00 – In piazza Madonna della Libera: Spettacolo di Magia Comica del Clown Chirichichi.

ore 19.30 – S. Messa.

ore 20.00 – In Piazza IV Novembre, a cura di Armando Huauya “SONIDO ANDINO” – Musica Popo­lare delle Ande.

ore 20.00 – In Piazza Madonna della Libera, a cura dell’Atellier DIVA, “defilè di moda: ABITI DA SPOSA”.

ore 21.30 – In Piazza Madonna della Libera, “ROCK IN ALBIS” Spettacolo a cura dei gruppi musicali “AWH?”, “THE LAST BIG WAVE”, “CHAKA”, “ENTROPIA”, “EMERGENCY”, “DHB”;

 

Mercoledì in Albis 15 aprile

 

ore 17.00 – Nel cimitero S. Messa in suffragio di tutti i Fedeli Defunti.

 

Domenica in Albis 19 aprile

 

ore 11.00 – Celebrazione comunitaria della Cresima.

ore 15,00 – A cura della locale C.I.O.S.: Gara Ciclistica “16’1 MEDAGLIA D’ORO MARIA SS. DELLA LIBERA”

ore 16.00 – In piazza Madonna della Libera – spettacolo a sorpresa del Clown Chiricichi: “PER BAMBI­NI E NON …”

ore 20.30 – In piazza Madonna della Libera Spettacolo musicale: CON NOTO ARTISTA.

 

Al termine i fuochi artificiali, della ditta De Rosa Pasquale da S. Maria C.V., chiuderanno i festeggiamenti.

 

Durante i festeggiamenti sarà in funzione in via Scondito un luna park.

 

Fonte: programma ufficiale dei festeggiamenti.

 

 

 

Il Real Sito di Carditello. Storia e foto

 

I primi riferimenti storici indicano che San Tammaro era un casale di capua, sorto come villaggio  Romano nel territorio di Casilinum e che assunse nel medio evo il nome attuale in omaggio al vescovo africano che vi diffuse il cristianesimo.

 

Si intende con l’espressione “Siti borbonici” quei territori che sotto il regno di Carlo e poi di Ferdinando IV furono acquisiti direttamente dalla Corona. Si trattava solitamente di casali di campagna ricchi di vegetazione, pascoli naturali, selvaggina, adatti alle attività di svago, quali la caccia e le passeggiate. Fra questi uno dei meno noti ma al tempo stesso più incantevoli (fu denominato “Real Delizia”) è il Casino Reale di Carditello, nei pressi di San Tammaro, a sud di Capua.

Il territorio, che superava i mille ettari, apparteneva al Conte d’Acerra. Nel 1745 Re Carlo lo volle acquistare perché adatto alla caccia (gli acquitrini della zona costituivano l’habitat ideale per alcune specie di volatili come fagiani e beccacce; inoltre non era raro incontrare cinghiali, volpi, lepri e perfino cervi) e all’allevamento sia dei cavalli che dei bufali, dalle cui femmine si ricavava (e si ricava ancor oggi) quel latte necessario a produrre la squisita mozzarella famosa in tutto il mondo: infatti vi sorse subito in caseificio.

Al centro dei terreni vi era poi una “masseria” chiamata “La Foresta”, un deposito di grano, fieno, prodotti agricoli vari. Come nel caso di San Leucio, da questa primitiva costruzione si volle ricavare un vero e proprio “casino reale” per accogliere la Corte durante i soggiorni per la caccia. L’architetto Francesco Collecini, già impegnato appunto nella sistemazione del Belvedere di San Leucio, ebbe l’incarico dei lavori, anche se la supervisione dei disegni fu affidata al Vanvitelli in persona.
Fu però Ferdinando IV che volle portare a termine la costruzione e l’attivazione dell’azienda agricola. A partire dal 1784 si edificarono lo stallone, la scuderia, le abitazioni dei vaccari, la stalla delle bufale, la torre dove avveniva la manipolazione dei latticini, il granile, ecc.

Ai due lati del casino si costruirono otto torri utilizzate ai piani superiori come case per gli abitanti del sito, che è preceduto da un ampio stadio, per le feste campestri e le corse dei cavalli, e delimitato nel retro da due vaste corti quadrate. L’intera tenuta era di 1750 ettari.
Nelle intenzioni di Ferdinando, Carditello “si contrapponeva” a San Leucio, nel senso che, a differenza dell’esperienza innovativa di quest’ultimo, serviva per mettere in risalto la sua adesione alla antica politica agricola.

L’intero complesso si estende per circa 300 metri di lunghezza ed è costituito, come detto, da una palazzina centrale, sobria ed elegante, di due piani, e due corpi di fabbrica laterali, divisi dalla palazzina da due profondi androni; ma ogni ambiente è in realtà in stretta connessione con gli altri, a voler testimoniare l’assenza di barriere tra la Corte e la comunità.

 

Al piano terra si trovano le cucine, l’armeria e le sale per il personale. Attraverso due scale simmetriche si accede al piano superiore, dove erano gli ambienti destinati ad accogliere la famiglia reale e il salone per i ricevimenti che venivano organizzati al rientro dalla caccia.

Particolarmente interessante è poi la piccola chiesa, di stile tipicamente settecentesco, alle cui decorazioni (come anche a quelle della palazzina centrale, del resto) lavorarono i maggiori artisti della Corte, fra cui sicuramente Philip Hackert (affrescatore e decoratore dei Siti Reali). Arazzi di Pietro Durante su cartoni di Fischetti arricchivano il salone maggiore, la cui volta era affrescata dallo stesso Fischetti.

Il sito, come sempre, fu abbandonato dopo il 1861 e cadde in rovina (addirittura vi furono scellerati atti di “iconoclastia politica”, nel senso che affreschi rappresentanti i Borbone furono raschiati…). Ora è stato in parte restaurato e dal 1978 è aperto al pubblico; ospita anche il Museo della Civiltà contadina.

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Storia del comune di San Tammaro

Il comune di San Tammaro si sviluppa su circa 36 Km nella zona del basso Volturno, denominata “Terra di Lavoro”, che da Capua conduce ad Aversa e poi a Napoli: dista 4 km da Capua e 24 km da Napoli. Il comune comprende anche la frazione di Carditello (Real Tenuta). Le prime notizie sulla esistenza di poche case rurali abitate da poveri contadini risalgono all’anno 440 dell’era volgare. Tuttavia è lecito immaginare che prima di quest’epoca erano presenti alcune cascine di un feudatario a brevissima distanza dall’antica Capua, successivamente distrutte da mercenari. La successiva ricostruzione delle case rurali fu eseguita dopo l’invasione dei Goti e precisamente in principio dell’era volgare. Questa zona, resa fertile da un alto livelo dell’acqua, favorì l’insediamento urbano. Fu cristianizzato dalla venuta del Santo Vescovo Tammaro, che approdato miracolosamente sulle coste campane sì stabilì in queste zone dove compì vari miracoli. Tra il 1000 e il 1130, fu distrutto Svignano, piccolo borgo a pochi metri da San Tammaro ad opera dei Normanni. I pochi Savignanesi sfuggiti al massacro furono accolti dalla comunità tammarese. Della vecchia Svignano, rimasero soltanto i ruderi di un tempio, oggi disperso. Del territorio tammarese fu parte integrante anche la Real Casina (così era chiamata da tutti), luogo di caccia del re di Borbone, Tra i personaggi illustri a cui San Tammaro ha dato i natali ricordiamo l’Avv. Domenico Capitelli, primo presidente del Parlamento Napoletano nel 1948. San Tammaro ha avuto diverse Amministrazioni che si sono impegnate tutte per migliorare le condizioni sociali dei cittadini. Il paese conta circa 5.000 abitanti, ed è in pieno sviluppo industriale e in fase di riordino urbano.

Un pò di storia

 

A cura del parroco Don Felice Provvisto

  

Il culto della SantissimaVergine Maria venerata con il titolo della “Li­bera” a San Tammaro è assai antico, ed è legato alla grazia ricevuta da una fanciulla di questo luogo, ritenuta posseduta dal demonio, avvenuta all’alba del 1600 con l’intervento del Cardinale Arcivescovo di Capua San Roberto Bellarmino.

Una prima notizia della festa della Madonna della Libera, che ogni anno si celebra solennemente il Lunedì in Albis, si legge nell’inventario della Chiesa Parrocchiale di San Tammaro del 12 novembre 1845, dove la Vergine Maria con questo titolo è detta “speciale Protettrice del Co­mune” di San Tammaro.

Nessuna documentazione si ha in merito alla tradizione del “Volo dell’Angelo-. che si esegue prima e dopo la processione del Lunedì in Albis, familiare anche ad altri Comuni del vicinato. Non così per l’uso delle torce, portate nella medesima processione da giovinette che indos­sano un adeguato costume.

La tradizione delle torce è senza dubbio anteriore al 1700. Essa ri­guardava particolarmente la festa del patrono S. Tammaro, che si cele­brava due volte l’anno, cioè il 16 gennaio e la prima domenica di settem­bre. È quanto si deduce dal verbale della visita pastorale del 1710, fatta alla nostra chiesa dal Cardinale Arcivescovo di Capua Nicola Caracciolo, nel quale è annotato il fatto curioso che destò l’attenzione del prelato con queste testuali parole: “Fu riferito al visitatore che nella detta Chiesa (di San Tammaro) durante le quattro feste (dell’anno), specie nelle due feste di San Tammaro, che si compie un abuso quando si cammina in proces­sione in fila per due, come si suol dire per passeggiar la torcia in Chiesa, con irriverenza. Sicché il Cardinale ordinò che la processione con le tor­ce si facesse fuori la Chiesa, nell’atrio, proibendo altresì alle donne di parteciparvi, pena la scomunica”.

La consuetudine delle torce, nella maniera in cui era esercitata due secoli fa doveva davvero suscitare scandalo, se chiamava in causa i su­periori e le leggi ecclesiastiche. Ciò non si verifica oggi, quando si com­pie ogni sforzo per far si che la fede, la pietà popolare, la tradizione e il folclore convivino armoniosamente.

 

Fonte: programma ufficiale dei festeggiamenti.