Uomini Illustri di San Tammaro

Questa pagina web  è dedicata a chi, nel corso della propria vita, ha  contribuito con   il   proprio operato  a dare lustro al nostro paese. Questa sarà una breve raccolta  di biografie, di storie, di fatti e di avvenimenti riguardanti persone che, in vita, si sono mostrate meritevoli di essere ricordate dai propri concittadini.

Domenico Capitelli (1794-1864)

Nato a San Tammaro (Caserta) nel 1794. Avvocato, giurista; nel 1819, a 25 anni, aprì una scuola di insegnamento del diritto, chiusa 2 anni dopo dai Borboni.
Presidente della Camera dei Deputati nel 1848 e membro della Commissione per la verifica dei poteri. Nel periodo della reazione borbonica, il 15 maggio 1848, assieme a Leopoldo Tarantini sottrasse all’archivio parlamentare documenti che avrebbero compromesso molti cittadini.
Scrisse la “Filosofia del diritto” (1822); “La scienza del diritto e le arti che ne derivano” (1827). Pubblicò quindi numerose Allegazioni forensi e due monografie: “Se il volontario godimento dell’indulto induca la tacita confessione del resto”; “Commento ideologico, storico, pratico delle leggi relative all’accessione industriale mobiliare”, in cui espone il metodo ideologico-storico-pratico.

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Esponente della cd. Scuola storica dei giuristi napoletani, morì a Napoli nel 1864 colpito dal colera.
Fu avvocato in Napoli anche il figlio Guglielmo, che raccolse gli scritti paterni nell’opera “Opuscoli” pubblicata nel 1865 con Premessa di R. Masi “Della vita e degli scritti di Domenico Capitelli”. Lo stesso figlio divenne Sindaco di Napoli e scrisse poi nel 1871 la “Biografia di Domenico Capitelli”.
Il 05.03.1882 venne scoperto il suo busto in Castelcapuano con discorso di Enrico Pessina.
Seguitatore delle dottrine del Bentham, cercò nella Filosofia del Diritto, pubblicata a Napoli il 1822, fermar le norme per una interpretazione razionale della legge. Ma s’avvide per tempo che l’indirizzo del pubblicista inglese non era sufficiente; e raccogliendo le sue nuove meditazioni in altro lavoro cui è titolo La scienza del Diritto e le arti che ne derivano(1827), criticò i metodi sino a quell’ora seguiti, e rannodandosi al Vico, s’impossessò del pensiero della Scienza nuova, e l’applicò all’interpretazione delle leggi. Onde il suo libro fu assai commendato dal Dupin, e nell’Accademia di Francia, e tradotto in russo a Pietroburgo. – Egli inquadrò nella Storia del Diritto il concetto delle tre età del senso, della fantasia, della ragione, come un secolo innanzi avea fatto lo Stellini per la Storia della morale. Così fu costruita una nuova metodica del Diritto. E il Capitelli l’applicò in alcuni saggi monografici, relativi a semplici istituti, come quelli dell’indulto dell’accessione industriale nelle cose mobili. Questi saggi furono commentati in Italia dal Romagnosi, e fuori dall’Holtzendorff e da altri.
Nel comune di nascita gli è stato intitolato il corso principale  e a  Napoli una strada nei pressi di Via Toledo.

Da fonti varie.